MAFIA E RIFIUTI – Fava: ”Scioglimento Comuni Racalmuto e Siculiana forzato per far fuori amministratori che non si sono adattati”

Vi sono casi in cui lo scioglimento di Comuni per mafia sia stato “forzato” per far fuori amministratori che non si sono adattati alla gestione dei rifiuti in Sicilia. Lo ha detto il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, che, nel corso di una conferenza stampa, ha citato i casi di Scicli, Racalmuto e Siculiana. “Nel caso di Scicli – ha aggiunto Fava – e’ stato il tribunale ad affermare che il processo non avrebbe nemmeno dovuto farsi”. Sciogliere un Comune, ha sottolineato Fava, talvolta “diventava un atto di fede, che partiva da una presunzione di colpevolezza degli amministratori locali”. In realta’ lo si e’ fatto “per comodita’ o rispondendo a sollecitazioni di altro tipo, un fatto che sarebbe grave sia sul piano morale che politico”. Il risultato e’ che, “caduta l’amministrazione, il privato di turno subentrava” nel vuoto amministrativo.

E’ il caso dei Comuni di Siculiana e Racalmuto, sciolti dal consiglio dei ministri, rispettivamente negli anni 2008 e 2011, quando i loro sindaci di allora – Giuseppe Sinaguglia e Salvatore Petrotto – presero posizioni pubbliche durissime contro il gruppo Catanzaro, che gestiva le discariche ed è sempre stato tanto vicino all’ex numero 1 di Sicindustria Antonello Montante, ritenuto a capo di un articolato sistema corruttivo per cui è stato condannato a 14 anni di reclusione.

Agli atti della relazione anche le rivelazioni dell’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, anch’egli indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (e prosciolto) e – anche in questo caso, assai sospetto per la commissione antimafia, a capo di un Comune che fu sciolto dal consiglio dei ministri. 

“Il rischio che in talune circostanze – è scritto in maniera esplicita – il ricorso allo strumento dello scioglimento per infiltrazione mafiosa abbia travalicato le finalità imposte dalla norma, mutandone senso e significato. Episodi, ed è questa la coincidenza preoccupante, che si sono verificati allorché alcune amministrazioni locali si sono legittimamente opposte a progetti per la realizzazione o che hanno determinato l’estensione di impianti privati dediti allo smaltimento dei rifiuti. È il caso di Siculiana, ma anche di Racalmuto, sciolto per mafia con decreto del Presidente della Repubblica datato 12 marzo 2012.  Il provvedimento in questione nasce sulla scia di un’inchiesta condotta dalla D.D.A. di Palermo nel giugno del 2011 nell’ambito della quale il sindaco dell’epoca, il professore Salvatore Petrotto, viene indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Petrotto si dimette, ma l’ipotesi investigativa nei suoi confronti non è ritenuta solida dai pubblici ministeri che due mesi dopo, nel settembre 2011, avanzano richiesta di archiviazione. Richiesta che verrà poi accolta nell’ottobre dello stesso anno dal Gip”.

Queste le dichiarazioni: “Petrotto, ex sindaco di Racalmuto. Nel maggio del 2011 ho inaugurato il Centro comunale di raccolta dei rifiuti… che era al servizio di tre Comuni e ho dichiarato pubblicamente che non avrei più conferito un chilo di rifiuti in discarica… dopo una decina di giorni, mi arriva l’avviso per concorso esterno …come un congegno ad orologeria… l’anno successivo sono stato scagionato, perché erano accuse che lasciavano il tempo che trovavano”.



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