La storia di un milite ignoto di Castrofilippo ricostruita da una gavetta ritrovata nel Lodigiano

A quasi dieci anni dal suo ritrovamento, si fa sempre più concreta la ricostruzione della storia di una gavetta della Seconda Guerra Mondiale. Affiorata dal fiume Adda e oggi custodita nella Sezione dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria di Lodi, inizialmente le sue incisioni hanno fatto credere che il recipiente militare per il rancio appartenesse ad un soldato di nome Filippo Castro, il cui cognome era riportato prima del nome, così come prevede l’ordine anagrafico in certi ambiti. Solo grazie alla curiosità di uno dei suoi casuali conoscitori è stata approfondita la vera origine della gavetta. Tra chi è rimasto attratto da quel reperto bellico infatti vi è anche un maresciallo dell’Esercito in pensione, originario di Castrofilippo. Salvatore Baio, così si chiama il protagonista di questa storia, con perizia ha saputo fornire una nuova versione all’origine della gavetta. Quel recipiente in latta non apparteneva ad un milite chiamato Castro Filippo, ma Castrofilippo era il paese da dove proveniva il soldato. E altri elementi depongono a favore di questa ipotesi. Accanto al nome della cittadina agrigentina infatti, sulla gavetta è incisa la parola “Grottarossa”, nota contrada della zona da cui sarà passato il soldato. Baio è sicuro della sua ricostruzione: “Posso considerare realisticamente che la gavetta ritrovata sul fiume Adda apparteneva a un cittadino di Castrofilippo chiamato alle armi – ha dichiarato il castrofilippese -, e se le date incise corrispondono alle mie ipotesi posso dire che si tratta di un concittadino della classe 1919, partito per la guerra nel 1942. Quindi posso anche ipotizzare che abbia fatto rientro a casa, in quanto da mie precedenti ricerche fatte nel 2008 i caduti di Castrofilippo nel secondo conflitto Mondiale furono 28, ma nessuno di questi appartiene alla classe 1919 e nessuno corrisponde alle iniziali M.Z. incise sempre sulla latta”. Salvatore Baio, deciso più che mai a portare la gavetta nel suo paese natale con l’interesse delle istituzioni coinvolte, ora confida nel coinvolgimento di qualche erede di questo soldato per completare il quadro di quello che sembra avere le sembianze di un vero e proprio “cold case”.

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