OPERAZIONE “FREEZER” – Mafia ad Alcamo, 4 condannati e un assolto [VD TG]


Poliziotti della Mobile e agenti della Dia l’avevano chiamata “Operazione freezer” perché è in una cella frigorifera che i mafiosi di Alcamo si davano appuntamento per sfuggire alle microspie.

Arrestati un anno fa, ora sono stati condannati in abbreviato dal Gup del Tribunale di Palermo. A cominciare da Ignazio Melodia, u dutturi, ex medico dell’ufficio d’igiene della cittadina trapanese, condannato a sei anni e quattro mesi in continuazione con una precedente sentenza. Gli altri condannati sono: Antonino Stella (6 anni), Filippo Croce Cracchiolo (4 anni e 8 mesi), Giuseppe Di Giovanni (4 anni e 8 mesi). Salvatore Giacalone è stato assolto.

Melodia, capomandamento di Alcamo, in carcere c’era già stato dal 2002 al 2012. Una volta libero aveva ripreso in mano le redini del clan. Perché i Melodia nel paese in provincia di Trapani hanno sempre comandato grazie all’investitura dall’alto. Nella cerimonia della punciuta, u dutturi, così raccontano i collaboratori di giustizia, ebbe per padrino Matteo Messina Denaro.

Il blitz, coordinato dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dai sostituti Carlo Marzella, Gianluca De Leo e Maurizio Agnello, fece emergere, ancora una volta, la mafia dei soliti noti. Mafiosi sono il padre di Ignazio, Cola, lo zio Diego e il fratello Antonino.

Credevano che la cella frigorifera nei locali di via Ugo Foscolo fosse al riparo dalle attenzioni investigative. Si sbagliavano. Altre volte si riunivano in un’impresa funebre o in un bar del centro. Il 4 luglio 2014 le microspie registrarono l’ordine impartito da Melodia all’imprenditore agricolo Stella. Bisognava imporre il pizzo del 2 per cento all’impresa che si era aggiudicata l’appalto da 150 mila euro per la messa in sicurezza della strada provinciale che collega Alcamo e Alcamo Marina.

L’estorsione doveva essere compiuta con la mediazione di Vito Gondola, capomafia di Mazara del Vallo, uno degli ultimi pizzinari di Messina Denaro. Stella e Melodia si davano appuntamento nel negozio di frutta e verdura. Non si salutavano neppure per paura delle microspie.

E in corso, invece, al Tribunale di Trapani il processo col rito ordinario per il castellammarese Vito Turriciano, in carcere per una condanna a 12 anni per l’operazione “Cemento del Golfo”.

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