Archive | luglio 8th, 2017

PALMA DI MONTECHIARO – Tentato omicidio Provenzani, condannato Ingiaimo

Il Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 9 anni di reclusione Salvatore Ingiaimo, 28 anni, di Palma di Montechiaro, parrucchiere, imputato del tentato omicidio di Diego Provenzani, 50 anni, anche lui di Palma di Montechiaro, che il 13 dicembre del 2015 fu bersaglio di alcuni colpi di pistola calibro 9 lungo la strada verso Marina di Palma di Montechiaro.

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SCIACCA – Sbarcati nove migranti libici

Nove uomini, che viaggiavano a bordo di un gommone, sono stati intercettati dalla Guardia costiera di Sciacca (Agrigento) al largo della costa di Arenella. Agli agenti di polizia che li hanno presi in consegna, hanno riferito di essere di nazionalità libica. Dopo i controlli sanitari, i migranti sono stati trasferiti al centro di prima accoglienza di Porto Empedocle. La procura della Repubblica di Sciacca ha aperto un’inchiesta. 

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CATTOLICA ERACLEA – Residenza estiva depredata

A Cattolica Eraclea, in contrada Salina, ignoti malviventi hanno letteralmente depredato una residenza estiva non limitandosi a rubare tutto quanto contenuto all’interno ma trasportando con sé perfino gli infissi e le ante. Il danno ammonterebbe a circa 10mila euro. Il proprietario, un imprenditore, ha denunciato il furto ai Carabinieri della stazione di Cattolica Eraclea. Indagini in corso.

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SCIACCA – Operazione antidroga, arrestati 4 giovani

I Carabinieri della Compagnia di Sciacca, lungo la statale 624, hanno controllato ad un posto di blocco e hanno sorpreso quattro giovani di Sciacca, tra i 20 e i 25 anni, in possesso di droga. In particolare, i quattro, in prossimità dell’alt, hanno tentato di disfarsi, lanciandolo dal finestrino dell’auto, di un involucro contenente cocaina, e poi, nel corso della perquisizione personale e domiciliare sono stati scoperti e sequestrati un etto di hashish e altre 70 dosi di cocaina. Il Tribunale di Sciacca ha convalidato l’arresto e ha disposto a carico dei quattro la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Sciacca.

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SCIACCA – Arrestato noto esponente della famiglia mafiosa locale Salvatore Di Gangi

I Carabinieri della Compagnia di Sciacca hanno arrestato il boss saccense Salvatore Di Gangi, 75 anni, che sconterà la condanna a 4 anni di reclusione inflitta per il reato di estorsione commessa col metodo mafioso e al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso. Il provvedimento è la conclusione di un lavoro investigativo svolto dai Carabinieri di Sciacca, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che ha consentito di svelare l’estorsione a danno della società “Laterizi Fauci”, una delle più note aziende del territorio saccense. Oltre al pagamento delle spese processuali, l’Autorità Giudiziaria ha disposto a carico di Salvatore Di Gangi la pena accessoria dell’interdizione dai Pubblici Uffici.

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TRIBUNALE DI SCIACCA – Unione dei Comuni Platani–Quisquina–Magazzolo, 7 a giudizio

Il Tribunale di Sciacca ha rinviato a giudizio 5 tra ex ed attuali sindaci: di Alessandria della Rocca, Alfonso Frisco, di Bivona, Giovanni Panepinto, di Cianciana, Santo Alfano, di San Biagio Platani, Filippo Bartolomeo, e di Santo Stefano di Quisquina, Francesco Cacciatore, e poi Vincenzo Marinello, già presidente dell’ Ato rifiuti Sogeir, e Salvatore Re, segretario e dirigente amministrativo. I 7 sono indagati per abuso d’ufficio aggravato in concorso tra di loro. I sindaci Frisco, Panepinto, Alfano, Bartolomeo e Cacciatore, che sono anche componenti dell’ Unione dei Comuni Platani – Quisquina – Magazzolo, di cui Alfonso Frisco è stato presidente, hanno assegnato a Vincenzo Marinello l’incarico di responsabile del settore finanziario dell’Unione dei Comuni Platani – Quisquina – Magazzolo. La delibera di affidamento dell’incarico è la numero 19 del 9 novembre 2013, e l’11 novembre 2013 è stato stipulato tra l’Unione dei Comuni e Vincenzo Marinello un contratto di lavoro a tempo determinato e orario parziale, regolarmente retribuito. Ebbene, secondo la Procura la delibera e il contratto violano le norme del regolamento di funzionamento dell’ Unione Platani – Quisquina – Magazzolo e le norme del testo unico Enti locali che vietano all’amministrazione di ricorrere a personale esterno tramite nuovi contratti di lavoro per incarichi come l’incarico affidato a Marinello.

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Condanna a Contrada revocata dalla Cassazione: “Mai perso l’onore”

La sentenza che Bruno Contrada attendeva da 25 anni è arrivata di notte. Il suo avvocato, Stefano Giordano, ha saputo solo in mattinata che il suo impegno di due anni era stato riconosciuto. La Cassazione gli ha dato ragione disponendo la revoca della condanna con cui dieci anni fa, dopo cinque processi, e molti altri ne sarebbero seguiti, l’ex numero due del Sisde era stato riconosciuto colpevole del reato di concorso esterno in associazione mafiosa e punito con 10 anni di reclusione.

La pena Contrada, anni in prima linea contro la mafia, l’ha scontata per intero, ma non si è mai rassegnato. Dopo un tentativo di revisione dichiarato inammissibile, attraverso Giordano si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Due anni fa i giudici, con una sentenza che ha fatto discutere hanno condannato l’Italia a risarcire il funzionario, nel frattempo radiato dalla polizia, sostenendo che non andava processato né condannato.

Perché il reato di concorso in associazione mafiosa ha assunto una dimensione chiara e precisa solo con la sentenza Demitry, del 1994. E Contrada era finito davanti ai giudici per fatti precedenti a quella data. Uno spunto, quello della pronuncia della Cedu, che Giordano ha usato per chiedere, tramite un incidente di esecuzione, la revoca della condanna. Ma la Corte d’appello di Palermo giudicò il reato inammissibile e la partita sembrava chiusa.

Fino a ieri quando la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione dell’appello revocando la condanna e privando il verdetto della eseguibilità e degli effetti penali. Come l’interdizione dai pubblici uffici. “”Non ho mai commesso i fatti che mi sono stati contestati”, ha commentato Contrada.

“Come dissi dopo la condanna di primo grado – ha aggiunto – se fossi stato colpevole certo dieci anni di galera non sarebbero stati sufficienti. Mi avrebbero dovuto fucilare alle spalle per alto tradimento. Non odio nessuno – ha detto ancora – per i miei accusatori ho solo disprezzo. Se li incontrassi cambierei semplicemente marciapiede”. “Giustizia è fatta”, ha commentato l’avvocato Giordano che chiederà il reintegro di Contrada in polizia e la restituzione di anni di pensione sospesa. “A un servitore fedele dello Stato è stata restituita la dignità”, ha aggiunto.

“Non odio nessuno, se incontrassi i miei accusatori cambierei solo strada. Per loro ho disprezzo”, ha detto l’ex funzionario di polizia che si è sempre detto innocente. Ma la sentenza, di cui ancora non si conoscono le motivazioni, rischia di costituire un precedente rilevante anche per altri casi: come quello di Marcello Dell’Utri, condannato a 7 anni per lo stesso reato, anche lui per fatti precedenti al 1994. E quello di Ignazio D’Antone, che con Contrada ha condiviso destino professionale – erano entrambi alla Mobile guidata da Boris Giuliano, poi ucciso dalla mafia – e processuale. Anche D’Antone fu condannato per concorso esterno per fatti precedenti al 1994 a 10 anni.

“I fatti rimangono fatti, i rapporti di grave collusione con la mafia rimangono accertati nella loro esistenza e gravità. Già questo rende merito al lavoro della procura di Palermo e dei giudici che li hanno accertati”, commenta l’ex pm di Palermo Nino Di Matteo, ora alla Dna. “Di fatto con questa sentenza – precisa l’avvocato – il mio cliente è incensurato perché tutti gli effetti penali della condanna sono stati revocati”.

Bruno Contrada venne arrestato il 24 dicembre del 1992. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. L’ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l’assoluzione fu annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007.

Bruno Contrada, che aveva subito una lunga custodia cautelare in carcere, tornò in cella. Il funzionario, tra il carcere e i domiciliari per motivi di salute, ha scontato tutta la pena. Poi la sentenza della Cedu e il tentativo dell’incidente di esecuzione: in tutto 25 anni e 10 processi.

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GELA – Uccise le figlie: per i periti è “incapace di intendere e di volere”

“Incapace di intendere e di volere”. E’ questo il verdetto dei periti nominati dal Gip del tribunale di Gela, Lirio Conti, su richiesta della procura, per accertare le condizioni psichiche di Giusy Savatta, la madre che, il 27 dicembre scorso, strangolò le proprie figlie, Maria Sofia, di 9 anni, e Gaia, di 7, e poi tentò di suicidarsi ingerendo candeggina, perché temeva di essere lasciata dal marito, Vincenzo Trainito, docente di matematica.

La perizia psichiatrica, depositata oggi, nel corso di un “incidente probatorio”, sostiene inoltre che Giusy Savatta, ex insegnante di sostegno, era e continua ad essere “un soggetto pericoloso per sé e per gli altri” perché “affetta da un delirio persecutorio crescente”.

In lei non sarebbero venute meno le ansie e le paure del disfacimento della propria famiglia, con conseguenti sofferenze per le proprie figlie, per il fatto che il marito le avrebbe annunciato la separazione.

Il terrore della solitudine e dell’abbandono avrebbe scatenato in lei la volontà omicida e suicida.

La donna, accusata di duplice omicidio volontario, aggravato dalla discendenza, si trova detenuta nel carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove è sottoposta a terapia specifica e dove viene tenuta sotto osservazione.

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INCHIESTA “GIANO BIFRONTE” – “Tangenti in cambio di finanziamenti agevolati”, il riesame scarcera Vetro e due imprenditori

Tangenti in cambio di finanziamenti agevolati all’Irfis, società per il credito di cui la Regione Sicilia è unico socio: il tribunale del riesame fa scricchiolare l’inchiesta, denominata “Giano Bifronte”, e annulla l’ordinanza cautelare in carcere per uno dei due personaggi chiave. I giudici, due giorni dopo la discussione in aula del ricorso dei suoi difensori, gli avvocati Gisella Spataro e Francesco Gibilaro, hanno scarcerato il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni, di Favara. Gli indizi di colpevolezza, secondo i giudici, sono insussistenti.

Il professionista, coinvolto di recente in altre inchieste, fra cui quella che ha portato all’operazione “Duty free”, che ipotizza un giro di tangenti all’Agenzia delle Entrate, secondo la Procura avrebbe architettato un sistema di tangenti che veniva mascherato attraverso una società di consulenze. I giudici del riesame, accogliendo invece il ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Barba, hanno annullato pure gli arresti degli imprenditori Valerio Peritore, 50 anni, di Licata, e Angelo Incorvaia, 54 anni, di Canicattì, che avrebbero corrotto il funzionario dell’Irfis Paolo Minafò attraverso il meccanismo ideato da Vetro. 

Lo stesso Minafò sarebbe stato socio occulto di Vetro nella società, la Intersistem, che gestiva le consulenze ritenute dalla Procura, illecite. 

 

 

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RACALMUTO – Picchia padre invalido di 86 anni: arrestato pregiudicato

I Carabinieri della Stazione di Racalmuto hanno arrestato un 40 enne del luogo,Eugenio Capitano, poiché hanno accertato che il medesimo, a seguito di una violenta lite con l’anziano padre, lo aveva colpito ripetutamente al volto.
L’anziano, 86enne, con serie difficoltà motorie, si è recato prima presso il pronto soccorso dell’ospedale di Canicattì e poi, impaurito di far rientro a casa, ha trovato il coraggio di presentarsi in caserma dai Carabinieri, ove riusciva a chiedere aiuto per le continue vessazioni e violenze subite dal figlio convivente.
I Carabinieri, raccolti i necessari elementi di prova, rintracciavano e arrestavano, subito dopo, il 40 enne, per i reati di “maltrattamenti contro familiari e conviventi continuati” e “lesione personale”, con l’aggravante di aver violato le prescrizioni impostegli con la misura di prevenzione della sorveglianza speciale cui è sottoposto.
Terminate le formalità di rito, l’autore del reato veniva associato al carcere di Petrusa, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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