Archive | settembre 4th, 2017

URUGUAY – ‘Ndrangheta, arrestato il boss della cocaina Rocco Morabito, ‘u Tamunga. La sua vita d’oro tra i locali milanesi

A differenza del protagonista di «C’era una volta in America», Francisco Capeleto in tutti questi anni «a letto presto» non deve esserci andato praticamente mai. Per due motivi: il primo è perché mai dal 1994, data nella quale s’è reso latitante, Capeleto alias il boss della droga Rocco Morabito, 51 anni, di Africo (RC), ha mai smesso di occuparsi della sua attività principale, ossia trafficare cocaina tra Sudamerica e Italia, attività molto redditizia ma altrettanto rischiosa soprattutto per chi è inserito nell’elenco del 30 latitanti di pericolosi. Il secondo è un motivo ben più «volubile», perché questo narcos della ‘ndrangheta – imparentato con il boss Peppe Morabito ‘u tiradrittu – ha in realtà poco a che vedere con la tradizione che vuole i latitanti calabresi nascosti negli ovili sulle montagne dell’Aspromonte.

Rocco Morabito, soprannominato ‘u Tamunga scimmiottando il nome del vecchio fuoristrada militare tedesco Dkw Munga, è infatti un boss atipico. Anzitutto perché chi traffica droga, e lo fa per conto delle «famiglie» stando direttamente in Sudamerica, di solito non è tenuto alla vita «monastica» dei boss pecorai delle montagne. Ma in particolare perché Morabito è arrivato a Milano quando aveva meno di 25 anni e ha vissuto gli anni d’oro di Milano, tra locali e night. Dal Biffi di piazzale Baracca, fino ai lounge bar di piazza Diaz. Gli investigatori della squadra Mobile di Milano e il pm Laura Barbaini che gli hanno dato la caccia nell’indagine Fortaleza per la quale ha rimediato la condanna a 30 anni di carcere per narcotraffico, lo raccontano come un uomo sempre elegante, nonostante quelle sopracciglia foltissime e il forte accento di Africo.

Rocco Morabito, soprannominato ‘u Tamunga scimmiottando il nome del vecchio fuoristrada militare tedesco Dkw Munga, è infatti un boss atipico. Anzitutto perché chi traffica droga, e lo fa per conto delle «famiglie» stando direttamente in Sudamerica, di solito non è tenuto alla vita «monastica» dei boss pecorai delle montagne. Ma in particolare perché Morabito è arrivato a Milano quando aveva meno di 25 anni e ha vissuto gli anni d’oro di Milano, tra locali e night. Dal Biffi di piazzale Baracca, fino ai lounge bar di piazza Diaz. Gli investigatori della squadra Mobile di Milano e il pm Laura Barbaini che gli hanno dato la caccia nell’indagine Fortaleza per la quale ha rimediato la condanna a 30 anni di carcere per narcotraffico, lo raccontano come un uomo sempre elegante, nonostante quelle sopracciglia foltissime e il forte accento di Africo.

Sabato, quando lo hanno fermato in un hotel del centro di Montevideo con lui c’era anche la compagna Paula Maria De Olivera Correia, 54 anni, nata in Angola ma di passaporto portoghese. Lui aveva documenti brasiliani a nome Francisco Capeleto, residente a Punta del Este, e con quel passaporto era riuscito ad ottenere una carta d’identità uruguaiana. Viveva lì almeno da una decina d’anni, dicono gli inquirenti, e decisiva per arrivare a catturarlo è stata l’attività d’indagine dei segugi del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, oltre alla collaborazione con l’ufficiale di collegamento in Uruguay. Tamunga aveva una pistola, oltre a due auto, 13 cellulari, e una dozzina di carte di credito. Segno inequivocabile che non aveva mai interrotto la sua attività di booker della droga. Una risorsa fondamentale per le famiglie africote che – come tutto il resto della ‘ndrangheta – continuano ad ottenere almeno l’85% della loro ricchezza dal narcotraffico. Soprattutto a Milano, città nella quale la ‘ndrangheta continua ad avere un ferreo controllo del mercato della cocaina, seppure non in monopolio.

Per l’Anagrafe, Rocco Morabito (nato il 13 ottobre ‘66, figlio di Domenico Morbito e Carmela Modaffari) risulta ancora residente a Milano al 18 di via Bordighera. Anche se, di fatto, ha sempre abitato a Casarile, al confine con la provincia di Pavia. Ora la villetta a schiera di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, 37 è confiscata ed è diventata la sede della biblioteca comunale. Così come è sotto sequestro la sua villa, costruita da pochi anni, nel paese natale di Africo. Tre piani e un giardino oggi incolto e abbandonato. Un bunker realizzato al piano terra, sfruttando un sottoscala, e una vasca idromassaggio racchiusa tra un colonnato in stile Scarface con vista sul mare. Immobile che oggi è abitato soltanto da piccioni ed è stato depredato di tutto (marmi, piastrelle, sanitari, porte, mobilia, cavi elettrici) in attesa che lo Stato se ne occupi, ma che ancora svetta sulla costa calabrese a testimonianza del potere dei soldi, della cocaina, della ‘ndrangheta.

FONTE. CORRIERE.IT

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CASTELVETRANO – Hashish e marijuana in casa, due arresti

Azione antidroga condotta dai carabinieri di Castelvetrano, in manette Buba Njie, 33enne originario del Gambia, e Prosper Oboniye, 33enne originario della Nigeria. Sottoposti a perquisizione domiciliare in via Domenico Cirillo, sono trovati in possesso di 15 grammi di marijuana e 340 grammi di hascish, vario materiale atto al confezionamento e al taglio degli stupefacenti e 1.600 euro in banconote di piccolo taglio. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza, in attesa di giudizio direttissimo. 

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CANICATTI’ – Tenta di fuggire a posto blocco e investe carabinieri, arrestato

Fabio Li Vigni, 40 anni, originario di Palermo, ma residente a Canicattì è stato arrestato in flagranza di reato dopo aver cercato di fuggire su uno scooter ad un posto di blocco dei carabinieri all’interno della zona a traffico limitato. Prima di tentare di fuggire ha investito un militare. E’ accusato di “violenza e resistenza a pubblico ufficiale” e multato per guida in stato di ebbrezza, guida senza patente e circolazione senza la prevista copertura assicurativa. Si trova ai domiciliari. Il carabiniere investito ha riportato solo lievi ferite ad un piede.

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LICATA – Scoperta piantagione di cannabis, sequestrati 244 chili di “roba”: arrestati zio e nipote [FOTO]

Sono 244 i chili di cannabis – piante in piena fioritura, alte anche 1,90 metri – sequestrati dalla polizia di Stato, durante una maxi operazione messa a segno a Licata. Due le persone che sono state arrestate: Francesco Cottitto, di 40 anni, ed Emanuele Burgio, di 24, rispettivamente zio e nipote, braccianti agricoli di Palma di Montechiaro. Entrambi – posti agli arresti domiciliari -, adesso, dovranno rispondere dell’ipotesi di reato di coltivazione, ai fini di spaccio, di sostanza stupefacente.

La piantagione è stata scoperta a Torre di Gaffe, al confine fra Palma di Montechiaro e Licata. L’operazione – che ha portato alla scoperta di una grossa piantagione di cannabis, sistemata in alcune serre, – è stata realizzata dai poliziotti del commissariato di Licata e da quelli della quinta sezione antidroga dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento.

“L’attività rientra nell’ambito dei servizi di prevenzione e repressione – ha spiegato, durante la conferenza stampa al commissariato di Licata, il numero due della Squadra Mobile: il commissario Vincenzo Di Piazza – del traffico di sostanze stupefacenti. In seguito a diversi appostamenti, fatti dal personale Antidroga della Squadra Mobile e dal personale del commissariato di Licata, si è avuto modo di scovare questo obiettivo a Torre di Gaffe”. 

“Come spesso è accaduto, anche in tempi recenti, anche in relazione ad eventi importanti come l’omicidio Marzullo, – ha spiegato il dirigente del commissariato di Licata, il commissario Marco Alletto – la collaborazione fra personale del locale commissariato e Squadra Mobile è sempre particolamente proficua e ci consente, spesso, di raggiungere importanti risultati dal punto di vista investigativo. Questa è stata una indagine particolarmente faticosa per gli operatori che hanno dovuto effettuare i servizi di appostamento ed osservazione, ma alla fine il risultato è stato importante perchè non si sequestrano tutti i giorni 244 chili di marijuana. Con rammarico – ha aggiunto il commissario Alletto – dobbiamo constatare che il fenomeno della coltivazione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, rimane un fenomeno particolarmente diffuso in queste aree”.  

 

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PALMA DI MONTECHIARO – Primo “Memorial Michele Sanfilippo” con diversi Dj [VIDEO]

A Palma di Montechiaro domani sera, martedì 5 settembre, dalle ore 21 in poi, in piazza Provenzani, innanzi al monastero delle Benedettine, si svolgerà il primo “Memorial Michele Sanfilippo”, dedicato all’imprenditore morto lo scorso luglio, e di cui domani ricorre il giorno del suo compleanno. In piazza si alterneranno diversi Dj, comprese il celebre, di Radio Deejay, Fargetta che sarà la guest star della serata. In proposito oggi al Tg 98 è in onda una intervista alla moglie di Michele Sanfilippo, Danila Nobile realizzata da Gabriele Terranova.

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AGRIGENTO – Morta la preside Maria Giovanna Cassaro: il ricordo del Provveditore Zarbo

Ad Agrigento è morta prematuramente la docente Maria Giovanna Cassaro, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Esseneto, personalità di rilievo nell’ambito formativo, educativo e didattico agrigentino, attenta, preparata, scrupolosa, una preziosa fonte e occasione di progresso sociale e civile, iniziando dai più giovani, che, purtroppo, da oggi manca all’appello. La nostra emittente Studio 98 , si stringe attorno al dolore dei familiari.

Il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Agrigento, Raffaele Zarbo, interviene a seguito della morte della preside Maria Giovanna Cassaro, e afferma: “La prematura scomparsa della Dirigente Maria Giovanna Cassaro ci lascia affranti e increduli. Il primo pensiero è per lei: per l’interruzione del suo progetto di vita, improntato all’impegno e alla gioia di promuovere con entusiasmo, competenza e creatività la crescita personale e sociale degli allievi e del personale da lei diretto, nonché per il suo contributo di lucida intelligenza quale animatrice culturale nel territorio. Rivolgiamo un pensiero particolare di cordoglio ai suoi familiari, messi a dura prova dalla prematura scomparsa. Condividiamo altresì il dolore di tutta la comunità scolastica, alunni, docenti, personale Ata e di tutti noi, che anche meno vicini siamo partecipi, perché la morte di una giovane donna colpisce tutta la comunità. Una vita che si spegne troppo presto toglie un po’ di futuro e di fiducia a tutti. Ci conforta il fatto che la vita della Dirigente Maria Giovanna Cassaro è stata intensa, vissuta con impegno e dedizione nell’arco della sua lunga carriera e in tutti i ruoli istituzionali. Noi dobbiamo ricordarla con il sorriso che la caratterizzava, perché Lei sta andando avanti con il suo viaggio. A voi alunni chiedo di ricordarla sempre come colei che ha speso gran parte della propria vita per aprirvi al futuro” – conclude Raffaele Zarbo.

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