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AGRIGENTO – Processo antidroga “Bazar”, requisitoria della Procura


Ad Agrigento al palazzo di giustizia, innanzi alla giudice monocratico del Tribunale, Maria Alessandra Tedde, si è svolta un’udienza del processo a carico di 14 imputati nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Bazar”, sostenuta dalla Squadra Mobile di Agrigento. Il pubblico ministero, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione ciascuno per tre tunisini: Toumi Faouzi, Haitaim Aidi e Amemi Walid, difesi dagli avvocati Giuseppina Ganci e Salvatore Collura, e 5 mesi di reclusione a carico degli altri imputati difesi dagli avvocati Giuseppe Sodano, Sebastiano e Valentina Bellanca, Emanuele Dalli Cardillo, e Teresa Alba Raguccia. Prossima udienza il 27 novembre per le arringhe dei difensori.

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PORTO EMPEDOCLE – “Danno alle casse del Comune” La Procura cita in giudizio Firetto


Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, rischia di decadere entro pochi mesi dalla carica. E’ la conseguenza dell’atto di citazione per danno erariale, che la procura regionale della Corte dei conti gli ha appena consegnato. Le contestazioni a Firetto riguardano il periodo in cui amministrava il Comune di Porto Empedocle: la procura guidata da Gianluca Albo ha accertato che l’allora sindaco empedoclino ha utilizzato parte di una cospicua somma chiesta alla Cassa depositi e prestiti (quasi tre milioni 900 mila euro in tutto) non per liquidare i debiti dell’ente ma per sostenere la spesa corrente. Firetto si difende, nelle sue deduzioni, attribuendo la responsabilità al dirigente responsabile del settore finanziario, Salvatore Alesci, anche lui citato in giudizio. Proprio a causa di quell’operazione finanziaria contestata, secondo la Corte, il Comune di Porto Empedocle è andato in dissesto nell’ottobre del 2016, due anni dopo le dimissioni di Firetto, nel frattempo eletto sindaco di Agrigento.

Di conseguenza, con un atto che ha pochi precedenti, la Procura della Corte dei conti chiede sì al sindaco parte della quota del prestito (911 mila euro) illegittimamente speso, più una sanzione pari a dieci voltge

il suol stipendio, ma invoca pure un provvedimento previsto da una legge del 2011 per gli amministratori che hanno contribuito a determinare il default di un ente: l’interdizione da tutte le cariche, figlia del fatto che Firetto – se la tesi della Procura sarà accolta – non avrebbe potuto candidarsi per dieci anni al ruolo di sindaco.

Toccherà alla sezione giurisdizionale esprimersi sulla richiesta della Procura: l’udienza è fissata per il 28 febbraio.

La nota di Firetto

“Reputo l’azione della Procura della Corte dei Conti doverosa, in riscontro ad una segnalazione ricevuta.

Nel 2014, sulla base di normativa nazionale, il Comune da me amministrato (come la quasi totalità del Comuni italiani) ha formulato due richieste di anticipazione alla Cassa Depositi e Prestiti su proposta degli Uffici Finanziari, sussistendo tassi d’interesse particolarmente favorevoli per l’Ente e comunque inferiori rispetto a quelli delle tesorerie comunali.

Mi sono limitato a sottoscrivere, cosi come previsto dalla procedura, assieme al dirigente proponente, due richieste di anticipazione. La stipula dei relativi contratti e l’utilizzazione dei fondi è stata, come previsto per legge, esclusivamente gestita dagli uffici, che hanno poi proseguito nell’attività di liquidazione.

Tale attività, di competenza non del sindaco né di altro amministratore, è proseguita anche nei mesi successivi alle mie dimissioni.

Le contestazioni della Corte dei Conti attengono alle modalità concrete di impiego delle somme, rispetto alle quali il sindaco non ha né può avere alcun ruolo.

Ciò che mi riguarda, è aver firmato, in qualità di rappresentante legale dell’Ente, il modulo prestampato della Cassa Depositi e Prestiti. Null’altro.

Tutte le relative risorse erogate, secondo la stessa prospettazione della Procura della Corte dei Conti, sono state in ogni caso, impiegate esclusivamente, da parte degli uffici finanziari, per fini propri dell’Ente con l’emanazione di regolari determinazioni dirigenziali e di liquidazione nell’ambito delle uscite previste nel bilancio.

E’ chiaro che l’intento dell’anticipazione, era di diminuire l’esposizione debitoria dell’Ente, finalità che, per sua definizione, non può in alcun modo essere causa del dissesto.

Nella sede appropriata sarà offerta l’occasione per ogni chiarimento”.

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MENFI – Inchiesta “Opuntia”, la Procura indaga 14 persone


La Procura di Sciacca chiude l’inchiesta “Opuntia”su 14 persone , tra le quali carabinieri e finanzieri. Al centro del caso le false attestazioni di un dottore, Pellegrino Scirica. L’inchiesta ruota sulla figura del medico di base di Menfi, coinvolto un anno fa  nell’operazione antimafia denominata “Opuntia” con l’accusa di avere messo a disposizione il suo studio per incontri fra esponenti delle cosche. Proprio da quell’inchiesta deriva l’attuale, giunta alla fase della chiusura delle indagini, con relativo avviso agli indagati firmato dal Procuratore di Sciacca Roberta Bussolani e dal sostituto Michele Marrone. Dal faldone di “Opuntia” è emerso che lo stesso medico avrebbe rilasciato certificati senza sottoporre gli assistiti a regolare visita. Per questa ragione Scirica è accusato di falso ideologico e truffa.

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PALMA DI MONTECHIARO – Indagato il Sindaco Castellino . Non abbatte le case abusive [VD TG]


Il sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano  Castellino, ha ricevuto un avviso a comparire, consegnatogli dai carabinieri in servizio presso la Procura di Agrigento. L’interrogatorio si terrà il prossimo 18 ottobre. Sempre oggi i Carabinieri hanno anche sequestrato documentazione dagli uffici del Comune.

L’accusa è di abuso d’ufficio, falso ideologico e omissioni d’atto d’ufficio. Il primo cittadino indagato, a giugno, subito dopo le elezioni, aveva dato mandato all’Ufficio tecnico comunale di redigere un regolamento per l’utilizzo degli immobili abusivi già acquisiti al patrimonio del Comune.

Fra le contestazioni della Procura al sindaco di Palma, c’è pure l’accusa di avere attestato al prefetto di Agrigento e ad altre autorità che non poteva abbattere una seconda casa in zona di inedificabilità assoluta sulla spiaggia “per ragioni di sicurezza e per garantire la pubblica incolumità”. Una circostanza risultata falsa da un accertamento dei Carabinieri.

Da qui l’accusa di falso ideologico.

Tre giorni dopo il suo insediamento il primo atto compiuto dal sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino, è stato sospendere l’efficacia di tutti gli impegni di spesa – compresi i 275 mila euro per le demolizioni degli immobili abusivi- predisposti dai suoi predecessori, dando mandato all’Ufficio tecnico comunale per redigere un regolamento per l’utilizzo degli immobili abusivi già acquisiti al patrimonio del Comune.

Sono mille gli edifici che, nel corso del tempo, sono stati acquisiti visto che gli ormai ex proprietari non hanno ottemperato all’ordinanza di demolizione.

Con il suo primo atto da sindaco di Palma, lo scorso giugno, Castellino aveva di fatto sospeso le demolizioni delle case abusive, nonostante le sentenze definitive del Tribunale.

L’INTERVENTO DEL SINDACO DI PALMA DI MONTECHIARO STEFANO CASTELLINO
“Sono sorpreso. Perché avviene tutto nel momento in cui il Libero consorzio sta per ultimare la gara per aggiudicare gli interventi di demolizione. E’ domani che verrà ultimata la gara. Sono anche rammaricato e con l’amaro in bocca perché, dimostrando di amare la mia terra e la mia comunità, sono andato incontro a tutto questo. Sono un uomo dello Stato è vero, ma sono anche un uomo del popolo. E in 4 mesi d’amministrazione non ci si poteva aspettare che risolvessi problemi che si trascinano da circa 30 anni”. Lo dice il sindaco di Palma di Montechiaro Stefano Castellino poche ore dopo aver appreso d’essere stato iscritto nel registro degli indagati.

“Avevo espresso tutte le mie perplessità sulla tenuta del bilancio. Perplessità che sono state fugate dal ragioniere capo del Comune e pertanto siamo andati avanti con la gara d’appalto per le demolizioni degli immobili abusivi. La Procura fa bene a fare il suo lavoro e giorno 18 mi presenterò per chiarire la mia posizione. Non accetto moralità da parte di nessuno però. In questi mesi ho cercato di far coniugare i principi di giustizia e legalità, ma non posso accettare che lo Stato diventi vessatorio – ha proseguito il sindaco Stefano Castellino – . Ritengo sia un abominio demolire 35 villette a Licata e poi costruire un villaggio turistico in una zona vergine”.

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PALERMO – Anziano morto, formiche in corsia: la Procura apre inchiesta


La procura ha aperto un’inchiesta sulla denuncia dei familiari di un anziano morto a Palermo.
    Vincenzo Oliveri, 70 anni, per quasi due mesi è rimasto ricoverato nel reparto di Pneumologia del Civico. E con lo smartphone, sostengono i suoi parenti, ha documentato l’assalto delle formiche in corsia, i sanitari rotti nei bagni, le porte danneggiate. Le sue segnalazioni inviate anche alla redazione di Repubblica Palermo hanno portato a un blitz dei carabinieri del Nas. Dopo tre settimane dalle dimissioni dal nosocomio, Oliveri è morto nel reparto di Rianimazione di un altro ospedale, il Cervello dove è arrivato in ambulanza in condizioni disperate. I familiari hanno denunciato “le precarie condizioni igienico sanitarie del reparto del Civico” L’indagine, vede indagati per omicidio colposo dodici sanitari del Civico. Dall’azienda respingono le accuse: “Dopo la segnalazione della presenza di formiche – spiega il direttore sanitario Giorgio Trizzino – abbiamo eseguito tre disinfestazioni. I primi di settembre”.

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PIAZZA ARMERINA – Operaio forestale muore dopo un turno “massacrante”, esposto della figlia alla Procura


La procura di Enna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per la morte di un operaio forestale, Giuseppe Bonincontro, 50 anni, deceduto subito dopo il turno di spegnimento del’incendio che ha devastato i boschi di Piazza Armerina.

L’uomo era rientrato a casa dopo tante ore di lavoro sotto il sole si era messo a letto e non si è più svegliato. Un esposto è stato presentato dalla figlia dell’operaio che chiede chiarezza sulla morte del padre.

La procura di Enna ha aperto un fascicolo anche per l’incendio che due giorni fa ha devastato le pendici fin sotto la Rocca di Cerere. Al vaglio degli inquirenti ci sarebbe la posizione di una persona notata nella zona degli incendi e numerose testimonianze di cittadini che avrebbero visto divampare contemporaneamente più inneschi.

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RISCOSSIONE SICILIA – Fiumefreddo va al contrattacco: Pronto il mio esposto in Procura”


“Stamattina ho presentato un esposto-denuncia al procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, chiedendo l’acquisizione del verbale e della documentazione relativi alla votazione tenutasi all’Ars nella seduta del 9 agosto scorso, con cui si è votata la liquidazione di Riscossione Sicilia e la mia immediata decadenza come amministratore unico della partecipata regionale”, afferma Antonio Fiumefreddo, ad di Riscossione Sicilia, dopo che due giorni fa l’Ars ha approvato una norma in cui si avvia la liquidazione della società e si fa saltare l’ad.

“Ho chiesto, in particolare – spiega Fiumefreddo – che si accerti se non si sia consumato il delitto di falso atteso che alla votazione risultino presenti 61 deputati, ma dalla sommatoria dei voti contrari, di quelli favorevoli e degli astenuti, emerge che siano stati espressi 51 voti. Mancano 10 voti all’appello. Com’è possibile che il Presidente Ardizzone, chiamato ad assicurare la regolarità dei lavori d’aula, non si sia accorto di nulla. La circostanza – secondo Fiumefreddo – inficia gravemente il voto ed inquieta per ciò che potrebbe celare”.

“Intendo andare fino in fondo – annuncia – e perciò ho scritto anche al ministro dell’Interno perché, giusti i poteri che la legge gli assegna, vigili se in Sicilia non si sia consumata, nella fretta di consumare una vendetta, una condotta gravemente lesiva dei principi costituzionali che regolano il funzionamento dell’Ente. Ho scritto anche al Presidente Crocetta perché impugni la legge, chiaramente sprovvista dei criteri di astrattezza delle leggi,e anche ai sensi dell’art. 127 della Costituzione essendo in presenza di una legge diretta contro un cittadino limitato nelle sue libertà costituzionali”.

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LICATA – Esposto in Procura contro “movida rumorosa”


A Licata,  70 cittadini abitanti nel centro storico hanno presentato un esposto alla Procura di Agrigento e hanno denunciato il disturbo della quiete pubblica a causa di musica a volume troppo elevato e schiamazzi notturni, fin’oltre le ore 3 della notte. Gli stessi licatesi si sono rivolti anche all’Arpa, ai Carabinieri e al Sindaco, sollecitando controlli sulle emissioni acustiche e riscontri di rumore tra corso Roma, corso Vittorio Emanuele, via Principe di Napoli, piazze Elena, Progresso e Matteotti.

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LICATA – Presunti illeciti urbanistici, 19 avvisi di garanzia. Indagini su eventuali tangenti


Il gruppo di lavoro “Edilizia e demolizioni” della Procura della Repubblica di Agrigento, coordinato dal procuratore Luigi Patronaggio e dai sostituti Simona Faga e Alessandra Russo, ha delegato i Carabinieri della Compagnia di Licata a notificare 19 avvisi di garanzia per i reati di falsità in atto pubblico e per violazioni della normativa urbanistica ed edilizia. Il procuratore, Luigi Patronaggio, spiega: “Gli avvisi di garanzia si sono resi necessari per mettere gli indagati nelle condizioni di difendersi dalle risultanze probatorie che scaturiscono dalla consulenza tecnica disposta dal Pubblico ministero in materia urbanistica, dalla quale consulenza è emerso che numerose sanatorie concesse dal Comune di Licata sono illegittime in quanto emesse sulla base di documentazione falsa, ovvero in base ad una lettura illegittima delle ritrazioni aereo-foto-grammetriche dei luoghi. In base a tale consulenza, è stato possibile appurare che molti immobili, alcuni dei quali edificati entro i 150 metri dalla battigia, non potevano essere edificati e quindi sanati. L’attività investigativa, coadiuvata dai Carabinieri di Licata e della sezione di Polizia giudiziaria, intende verificare la legittimità di tutte le concessioni urbanistiche rilasciate in questi anni, soprattutto perché molti cittadini hanno lamentato una presunta disparità di trattamento tra quanti hanno subito la sanzione della demolizione e quanti, invece, attraverso false e compiacenti attestazioni, sono riusciti a fare salva la propria abitazione illecitamente realizzata. Le indagini, ancora in corso, sono indirizzate anche ad accertare l’eventuale pagamento di tangenti per il rilascio di atti amministrativi illegittimi”.

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AGRIGENTO – La Procura “bacchetta” Girgenti Acque e affida la gestione dei depuratori al Dipartimento Regionale


Nella giornata di oggi è stato notificato a Girgenti Acque spa, gestore del servizio idrico integrato per la provincia di Agrigento, il provvedimento con cui il gip presso il Tribunale di Agrigento ha revocato la facoltà d’uso concessa alla stessa Girgenti Acque di gestire gli impianti di depurazione a servizio dei Comuni di Agrigento (Villaggio Mosè), Licata, Cattolica Eraclea, Montallegro, Siculiana e Realmonte già oggetto di sequestro preventivo e ha nominato quale amministratore giudiziario dei medesimi il direttore generale del Dipartimento Regionale Acqua e Rifiuti della Regione Siciliana, Maurizio Pirillo.

Tale nomina – scrive una nota del procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio (in foto) – si è resa necessaria in considerazione delle condizioni critiche in cui versano gli impianti e dell’accertato complessivo inadempimento da parte della Girgenti Acque spa delle prescrizioni imposte nei decreti di sequestro preventivo e nei successivi decreti modificativi; prescrizioni che erano state a suo individuate dal Gip al fine di consentire alla Girgenti Acque spa di porre rimedio in via autonoma alle gravi inefficienze depurative e strutturali riscontrate“.

La gravita delle violazioni poste in essere dal Gestore – continua Luigi Patronaggio – agli obblighi assunti con la convenzione di gestione del servizio idrico integrato e la situazione globale in cui versa il sistema depurativo della provincia di Agrigento a seguito della scadenza dei termini assegnati per l’adempimento delle prescrizioni hanno imposto la sostituzione dell’attuale Gestore nella conduzione degli impianti. Si rappresenta, infine, che lo scorso 11 luglio 2017 è stato altresì posto sotto sequestro l’impianto di depurazione a servizio del Comune di Agrigento – Sant’Anna, la cui gestione è stata direttamente affidata al suddetto amministratore giudiziario“.

L’apposito gruppo di lavoro della Procura della Repubblica di Agrigento, composto dai sostituti Silvia Baldi ed Alessandra Russo, coordinati dal procuratore capo Luigi Patronaggio, ha ritenuto così, stante l’inefficacia dei disposti sequestri preventivi degli impianti di depurazione, lasciati in un primo momento in gestione a Girgenti Acque, di affidare la gestione degli stessi al Dipartimento Regionale Acqua e Rifiuti, in modo da tutelare più efficacemente la salute degli utenti e dei cittadini.

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